Omaggio a Gino Nebiolo

Ci ha lasciati il Dott. Gino Nebiolo, socio onorario della nostra associazione. Vogliamo ricordare il nostro illustre concittadino, al quale lo scorso anno la Parrocchia di Moncalvo ha assegnato il Premio Mons. Bolla, con questo articolo a lui consegnato in occasione della nomina a socio onorario dell'associazione.

 

Gino Nebiolo: in giro per il mondo con Moncalvo nel cuore

Partire dalla cosiddetta “Città più piccola d’Italia” alla volta di un viaggio alla scoperta del mondo intero per incontrare i principali protagonisti della storia del Novecento: potrebbe essere la ricorrente traccia di un tema svolto tra i banchi da sognanti fanciulli delle scuole elementari o da intrepidi ragazzini delle medie alla ricerca di quello che sarà il loro lavoro da grandi. Parrebbe uno di quei sogni impossibili da realizzare, che solo a pensarci, ti viene da sorridere. Gino Nebiolo invece ce l’ha fatta: è stato un attento osservatore e attore della storia del Novecento.

Nato in quel di Moncalvo nel 1924, come tutti i ragazzi della sua età si trova ad affrontare la tragedia della seconda guerra mondiale “Quando la mia classe venne chiamata alle armi dalla Repubblica di Salò, nel novembre del 1943, io inforcai la bicicletta e mi avviai da Asti, dove ci eravamo trasferiti in ragione dei miei studi, per nascondermi a Moncalvo, il nostro paese” come racconta nella sua intensa autobiografia “Il giro del mondo in 50 anni. Guerre ed incontri di un inviato speciale”.

Racconta l’estate del 1944 “Ne approfittavo per spingermi a Moncalvo quando era possibile. Durante un ritorno, mi venne la nostalgia del Santuario della Madonna di Crea in cui da ragazzi andavamo in pellegrinaggio il giorno di Pasquetta. A Serralunga mi imbatto in un uomo sotto i quarant’anni. Vestito alla buona, un cappellaccio di feltro scolorito, miope con un paio di lenti spesse, che cammina ai bordi della strada leggendo un libro. Appena sente il rombo della moto cerca di nascondersi dietro un muretto ma io gli grido << Tranquillo, sono uno di queste parti!>> perché non mi scambi per un crucco o un brigatista”. Così in maniera del tutto fortuita nasce l’amicizia tra Gino Nebiolo e Cesare Pavese che durerà fino alla morte di quest’ultimo.

Terminata la guerra Gino Nebiolo insieme ad un gruppo di giovani moncalvesi fonda “La rotonda”, giornale di Moncalvo di cui firma l’editoriale del primo numero datato 22 gennaio 1948 dal quale è tratto il seguente estratto “Per un momento lascia da parte quella smorfietta di compatimento e ascoltaci: noi rubiamo un po’ del tuo tempo e qualche lira del tuo portafogli, ma abbi pazienza. Dopo, se vuoi, abbandoneremo ogni velleità giornalistica e, con un litro di grignolino, dimenticheremo “LA ROTONDA” e chi l’ha fatta. Ma prima stacci a sentire. Da tempo avevamo nella testa l’idea peregrina di fare un giornale.

Tanti se ne vedono, l’edicola trabocca di carta stampata, la gente è nauseata di fogli di destra, sinistra, centro, illustrati, sportivi, d’amore, d’avventura … Ma ci rodeva la tentazione di fare un giornale di Moncalvo, per Moncalvo. Un giornale che si facesse leggere, che attirasse l’attenzione. Un giornale semplice, allegro, buontempone. Casalingo, direi, famigliare, un giornale che fosse come una chiacchierata tra amici … Stiamo allegri, se ci è possibile in questi tempi infelici, e pensiamo alla salute. Pensiamo, voglio dire, a noi stessi, Moncalvesi di Moncalvo e Monferrini del Monferrato. Pensiamo alla salute, al vino frizzante delle nostre meravigliose colline, alla nostra rotonda che domina il Monferrato e il mondo. Abbasso le malinconie, la politica, i debiti, le delusioni d’amore: VIVA NUIATRI!”.

E dal quell’editoriale del 1948 Gino ne ha fatta molta di strada, bruciando le tappe. E’ il 4 maggio 1949 quando da collaboratore de “La Stampa” è tra i primi a raccontare le drammatiche ore successive allo schianto dell’aereo del grande Torino contro la Basilica di Superga. In quel travagliato pomeriggio è lui ad accompagnare Vittorio Pozzo, lo storico allenatore della Nazionale italiana di Calcio vincitore di due Campionati del Mondo, sul luogo della tragedia e a condividere con lui le difficili ore di quella notte delle quali gli restano ancora impresse le parole di Pozzo “Una squadra che muore, tutta insieme, al completo … Come uno di quei plotoni di arditi che, nella guerra, uscivano dalla trincea, coi loro ufficiali, e non ritornava nessuno … Il Torino è morto in azione”.

Nel dicembre del 1962 Gino incontra un giovane ragazzo che afferma in un’intervista a lui rilasciata “Non credo che gli astri possano determinare il destino degli uomini, chi si fa impressionare dalle coincidenze è un ingenuo. E quando ho un’ora da buttare via cerco notizie di quel razzo americano che sta volando verso Venere”. Gino controbatte incuriosito: “Le piacerebbe uscire da questo luogo e vedere il mondo?”e il ragazzo risponde: “Certo che mi piacerebbe. Un giorno lo farò, e allora non mi fermerò più”. Da quel giorno Gino e quel giovane ragazzo non si sarebbero più fermati: tant’è che ancora oggi viaggiano in tutto il mondo portando la propria casa nel cuore. La casa di Gino è Moncalvo, quella del giovane ragazzo è il Tibet. Già mi stavo scordando di dirvi che Gino Nebiolo stava intervistando il Dalai Lama.

 

Gino Nebiolo intervista il Dalai Lama

Si potrebbero fare altre decine di esempi e sciorinare altre decine di personaggi intervistati da Gino Nebiolo: da Vittorini a Ceausescu, da Peròn ad Arafat.

Nonostante Gino sia stato un uomo di mondo ha sempre portato e porta tutt’oggi la sua Moncalvo nel cuore come ha scritto nella bellissima lettera che ci ha inviato “Credevo di aver conosciuto Moncalvo almeno quanto l’abbia amata” e come traspare dall’inedita intervista fatta al Prevosto di Moncalvo Don Bolla.

Ogni moncalvese dovrebbe conoscere la storia di Gino Nebiolo ed essere fiero che la città di Moncalvo possa annoverarlo tra i suoi figli. Ogni giovane moncalvese dovrebbe prendere esempio dalla storia di Gino Nebiolo perché ci trasmette un messaggio che va oltre ogni generazione: con la costanza, l’impegno, la determinazione si può partire dalla “Città più piccola d’Italia” per scrivere un pezzo di storia, l’importante è avere sempre la città di Moncalvo nel cuore.

 

                                                                                                                                                                                      Andrea Monti